05 Giu 2017
export spumante italiano

Dall’analisi dell’Osservatorio Economico dei Vini Effervescenti Italiani emerge che le bollicine trainano l’export dei vini italiani, con 1 miliardo in valore sui 5,6 totali

Si può dire che “bollicina italiana” fa rima con successo. Sì, perché sul totale degli spumanti esportati in tutto il mondo (30% degli scambi commerciali mondiali di vini), più della metà proviene dal Belpaese (15,4%). È quanto emerge dall’analisi dell’ Osservatorio Economico dei Vini Effervescenti Italiani, diretto da Giampietro Comolli (www.ovse.org). Stime importanti, che incoronano l’Italia primo paese per volumi esportati di bollicine, con un numero di bottiglie pari a 355.110.000. Un successo ad ampio raggio che, oltre al contesto mondiale, copre quello nazionale, dove le bollicine, soprattutto il Prosecco Docg/Doc, trainano i progressi dell’export dei vini italiani: sul totale dei 5,6 miliardi di euro di valore dell’export italiano nel 2016, infatti, circa 1 miliardo è appannaggio degli spumanti.

“Se non ci fossero le bollicine il mercato del vino italiano si potrebbe definire statico” – dichiara Comolli – “Il trend delle bollicine italiane è in crescita per il dodicesimo anno consecutivo: rispetto al 2015 si registra un +13% in volume e un +7,5% in fatturato. A fronte di un prezzo di spedizione quasi uguale al 2015, cresce enormemente il valore al consumo in quasi tutti i paesi. L’andamento dell’export è ottimo grazie soprattutto al Prosecco Docg/Doc che segna un +20% in totale: quello nazionale supera quota 355 milioni di bottiglie con Regno Unito, Stati Uniti e Germania che consumano circa 2/3 del totale, pari ad un fatturato al consumo di 3,2 miliardi di euro”.

In testa alla classifica, con 286 milioni di bottiglie ed un fatturato al consumo pari a 2,4 miliardi di euro, troviamo il Prosecco Doc/Docg, seguito dall’Asti spumante con 47 milioni di bottiglie. Ottimi risultati anche per il metodo tradizionale a 3 milioni di bottiglie, con exploit del Franciacorta vicino a 2,2 milioni di bottiglie consumate nel 2016 soprattutto in Giappone e Gran Bretagna. “La crescita del valore al consumo – conclude Comolli – è il riscontro tangibile del riconoscimento qualità-identità da parte del consumatore estero per le bollicine italiane. Purtroppo il maggiore guadagno è in capo a distributori e venditori esteri: bisogna reimpostare alcune azioni di vendita per consentire un maggiore ricavo al produttore”.

FONTE: vignaecantina.it